Acqua salata – Jessica Andrews

È un sentire profondo, esagitato e vitale quello che Jessica Andrews trasmette alla pagina. La sua protagonista si chiama Lucy, figlia di separati: una madre semplice e seducente che ricopre il duplice ruolo di modello e ostacolo e un padre difficile e alcolizzato. Lucy passa gli anni della sua infanzia nel Sunderland e ogni tanto si concede delle piccole vacanze nel Donegal irlandese, a casa del nonno materno. Il college la vede confrontarsi con il tormento della crescita, la ribellione nascosta dentro a gonne cortissime, sballi e flirt, eppure i suoi risultati scolastici sono sorprendentemente brillanti e l’Università, Lucy, la frequenta a Londra dove tra lavori saltuari come cameriera presso datori di dubbia moralità e lezioni di letteratura vive circondata da mille e forse troppi stimoli. Dopo la laurea il ritorno nel Donegal e la stesura di quello che al lettore si presenta come un diario, intimissimo, esplosivo, istintivo, fatto da 224 paragrafi che si trasformano in capitoli quando rievocano un passato saturo di sensazioni, immagini e ricordi, e che rimangono brevi incisioni emotive quando raccontano il presente e di come quella terra ancora selvaggia, fatta di spazi e silenzi che ben si conciliano con il bisogno di ritrovarsi, abbia la capacità di infilarsi sottopelle.

Lucy si interroga su tutto, e da tutto si lascia interrogare, sconvolgere, sperimentare. L’isolamento nel Donegal è la condizione ottimale per lasciarsi andare all’esperienza umana più profonda dove il sentire diventa quasi insostenibile per l’intensità a cui sottopone mente e corpo. Se le parole per Lucy sono il luogo dove riporre i sentimenti, posti e oggetti li rievocano con una prepotenza primordiale, vibrante, quasi elettrica.

“C’è qualcosa di veloce sotto il terreno bruno e sporco. Qualcosa di carbonizzato e pericoloso, come il whiskey e i falò. Percepisco una sagoma scura che mi sfugge, che fa appello alle parti più avventate di me”


Jessica Andrews con “Acqua salata” inaugura qualcosa di nuovo, ispirato, e utilizza uno stile linguistico che supera la prosa fino a spingersi, negli slanci più introspettivi, a toccare la poesia.

“Una volta che hai respirato la polvere, non puoi più liberartene. Tutte le cose importanti contengono il loro opposto”