Gli anni del nostro incanto – Giuseppe Lupo

È un viaggio intimo questo che Giuseppe Lupo ci invita a fare con Gli anni del nostro incanto. Un viaggio attraverso i ricordi di una figlia al capezzale della madre che ha improvvisamente perso la memoria.

La storia si sviluppa da e attorno ad una vecchia fotografia in bianco e nero: una famiglia in gita sulla Vespa, il ritratto della felicità e del nuovo benessere raggiunto, un momento che si allunga nel tempo.

Attraverso frammenti che il racconto riporta in superficie, Lupo conduce il lettore nel mondo del boom economico, delle grandi scoperte, dei lanci nello spazio, degli elettrodomestici, delle possibilità appena intuite e già considerate come realizzate, dei sogni in grande per un futuro che sarà sicuramente migliore del passato fatto di povertà e miseria, lento strascico del dopoguerra, da cui l’Italia riemerge a testa alta. È l’epoca dei miti che si incarnano nei prodotti stessi di quegli anni: le casalinghe anelano, pazze d’amore, alla Salvarani, magica cucina capace di sfornare solo prelibatezze. È un periodo di fuochi d’artificio e Lupo, bravissimo, sa ricreare l’atmosfera di quelle notti colorate e abbaglianti, momenti eterni ed indimenticabili con le loro promesse di gloria.

La vita è però fatta di fasi, la storia stessa lo è, e da quegli anni incantati si passa agli anni più oscuri del terrorismo, delle stragi, di Piazza Fontana, eventi che rovesciano, spaventano e confondono una Nazione intera. La vita torna così ad essere un posto a cui adattarsi, fatto di compromessi difficili e di modi per tirare avanti.

Vittoria, la protagonista, è l’invocazione che riporta in vita non solo quegli anni in cui tutto era Sbarluscento, rilucente, volto a guardare in faccia il sole come a sfidarlo, ma anche le ombre di chi quegli anni li ha popolati: il padre Louis, sognatore di spazi lontani, o il fratello Indiano, presenza costante nonostante le assenze e i silenzi. 

Innovativo per struttura, suddiviso in capitoli brevi e incisivi come ritagli di memoria che si autoconcludono, legati tra loro da una frase che termina una sezione e apre la successiva, Gli anni del nostro incanto è una lettura che corre veloce eppure si addentra in profondità nel vissuto, con immersioni dalla durata controllata ma di qualità e grande impatto, frecce tirate nei ricordi, alla ricerca del tempo perduto di tutti noi.

 

«Non sanno che se tu mancherai di aggrapparti al più rovinato filo di memoria, se dovessi continuare a dormire nel sonno dove sei caduta, mi perderei anch’io nell’imbuto dove finisce il respiro dei giorni e vivrei senza più il fiato di ieri, dell’altro ieri, l’altro ieri ancora»

 

 

 

 

 

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