L’estate che sciolse ogni cosa – Tiffany McDaniel

Il diavolo arriva su invito a a Breathed  nell’estate del 1984 e, proprio come un angelo caduto, sotto il colore scuro della sua pelle e lo smeraldo che ferisce delle iridi, lascia intravvedere le sue sembianze umane. È solo un ragazzo, si dice Fielding, l’ adolescente che per primo lo incontra per strada, ed è proprio suo padre che, con un inserzione sul giornale locale, l’ha invitato tra di loro.

Sal, il nome che questo Lucifero incarnato decide di darsi, entra nella vita della comunità di una cittadina dell’Ohio, implacabile, come un sole arroventato che scioglie in acqua le maschere e le ipocrisie che gli uomini indossano per tirare avanti, a modo loro, lontani anni luce dal paradiso – un paradiso perduto, come quello di Milton che viene ricordato, citato in passi, all’inizio di ogni capitolo.

I veli che Sal, non si capisce se suo malgrado o meno, strappa sono stati drappeggiati intorno alle fobie, alle superstizioni e alle idiosincrasie degli uomini che incontra: l’omofobia, il terrore nei confronti dell’AIDS che avanza in quegli anni, il razzismo. Il presunto diavolo è la miccia che innesca una serie di esplosioni di coscienza nell’universo provinciale in cui è ambientata la storia, è la rivelazione che il male del mondo è prima di tutto causato dal mondo stesso, e lo scopre per ciò che è: una componente naturale dell’uomo, portata allo stremo per sua scelta. Lucifero non appare più come un demone, un uomo imbestialito, un muflone antropomorfo, non è più lui ad essere l’apice dell’ indecenza. Se il diavolo, infatti, esistesse e scendesse sulla terra sarebbe davvero un ragazzo dagli occhi chiari, luminosi come stelle, sperduto, tramortito da tutto l’amore di cui è stato testimone e dall’alto vertiginoso del quale si è trovato a precipitare.

Lo stile della McDaniel è intenso e poetico, quasi ermetico in certi passaggi, adatto a mischiare il dato terreno con l’elemento onirico, creando un clima di surrealtà che fa sentire tutto il caldo dei posti – reali e immaginari – in cui si svolge la storia e lo smarrimento che genera.

 

“Sapevo che Egli non desiderava lasciarmi andare. Ma sapevo che se non lo avesse fatto, quella sarebbe stata la Sua rovina. Così davanti ad una simile scelta fui io a mollare la presa. Per il Suo bene. Dovevo cadere. Dovevo essere il Diavolo, perché lui potesse essere Dio.”

 

Una storia che racconta una delle probabilità dell’uomo, non più eterna vittima del demonio, ma suo carnefice o, forse, demonio stesso.

 

 

 

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