Voi due senza di me – Emiliano Gucci

Con Voi due senza di me Emiliano Gucci scrive una storia d’amore che va oltre le parole, che le parole le tira e le piega a suo piacimento, usandole per raccontare un sentimento estremo, incontrollabile ed elevatissimo.

“Non eravamo invidiati, eravamo temuti: rovesciavamo l’idea di felicità, rimettevamo in discussione il canone, esaltavamo il verbo. Non superavamo i problemi, li anticipavamo: erano linfa per noi, benzina sul fuoco dell’amore”

Michele e Marta si sono lasciati da tanto tempo, perché dieci anni lo sono, tanto tempo – anche se a volte occupano lo spazio di un sogno -, ma quella mattina, quando uno dei due prende la decisone di rivedere l’altra, è come risvegliarsi da un lungo torpore che migliora ed enfatizza il sapore delle cose e le fa nuove, strane, desiderabili, addirittura dolorose.
Allora, dentro ad una Firenze scossa da una palpabile forza elettrica, il nitore del cielo diventa insopportabile e Michele e Marta si attraggono e si respingono in un tango sofferto e appassionato, fatto di gesti e dialoghi nervosi, scalpitanti, incontenibili, frementi.

“Camminava nella città straniera, irriconoscibile e magnifica, non tanto per il cielo quanto per ciò che di intimo sembrava svelare ogni suo passo, svoltando un qualsiasi cantone. I turisti continuavano a fotografare bellezze che non esistono, sfibrate dall’incedere del tempo e dagli inquinamenti, mentre l’azzurro di oggi le stravolgeva definitivamente”

I due si separano sui binari di una stazione, dopo aver battuto tutti i possibili sentieri del cuore umano e tutte le vie più buie della città nello spazio di poche ore, per ritrovarsi ancora, dopo altri dieci anni – il tempo dell’ennesimo lungo sogno – in una nuova mattina, bianca, algida, paralizzata, fatta apposta per loro.
Stavolta è lei a cercare lui, per dare una risposta – o per avere la sua risposta – ad una domanda che aspetta da troppo tempo e ancora, come due poli che si attraggono, Michele e Marta non possono evitare di gravitare l’una attorno all’altro.

In questo perfetto ritratto dell’amore, così profondo ed accurato, così intricato e stritolante, i due, denudandosi, espongono soprattutto il loro dolore e, chiamandolo finalmente per nome, ne rivelano la stretta corrispondenza con la parte più sconvolgente e drammatica della loro vita.

È la voce fuori campo di quel loro amore a raccontarne le storie sapendoli necessari l’uno per l’altra, così unici e definitivi, così folli e sicuri, intenti a barcollare sotto azzurre o pallide cupole fatte di cielo in un mondo che sembra quasi irreale, quasi in procinto di sciogliersi dentro ad un altro sogno perché poi si risveglino e si cerchino ancora, non importa quanto lontani, loro due – senza di lui – così irrimediabilmente legati.

 

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