Nudi come siamo stati – Ivano Porpora

Nudi come siamo stati è tre romanzi in uno. Le vicende che si intrecciano e danno vita ad un’unica, corposa, storia sono quelle di Severo, Arsène e Ivano. Il primo e l’ultimo tengono memoria degli eventi che si sono succeduti mentre in mezzo, come per essere definito ma indefinibile, imprendibile nella sua essenza, quasi come una delle sue opere d’arte, è Arsène che dipinge con la mente e con il corpo, dotato di una sensibilità eccessiva drammaticamente esplosa in un’estate francese di molti anni prima. Il riflesso del dolore è il pigmento indelebile che gli tinge i capelli di bianco e lo fa assurgere a maestro di vita – oltre che di pittura – di Severo che sta morendo e ancora non sa chi essere o verso cosa puntare.
Tra i due, modellata nell’argilla come una Venere primigenia, c’è Anita, sensuale e sessuale, unica figura femminile che spicca nel romanzo, sola possibile compagna di vita, colei che comprende, risana e genera, ogni suo gesto è imperativo e corrisponde ad una pennellata di colore puro sulla tela.
Il romanzo racconta le loro storie e lo fa seguendo una prospettiva artistica, originale ed eccezionale che entusiasma per schiettezza e solidità, ogni frase è un gesto, un’occhiata, un pensiero, un istinto, un’intuizione, una macchia che resta, indelebile, a segnare un percorso, a definire uno stato.

«Mettici più buio» mi disse «Sporca più l’intorno, lì» «Perché?» «Perché hai dentro il buio. Mettine un po’»

Le figure dei due pittori, opposte sia fisicamente che caratterialmente, ad un certo punto si sovrappongono, speculari, trasognando il lettore, meravigliandolo, trascinando l’arte fuori dalla bidimensionalità della pagina per diventare realtà che si denuda davanti agli occhi del mondo

“Nasciamo nudi e moriamo nudi, mon ami. E allora è bello ogni volta denudarsi. È bello, ogni volta, tornare nudi”

Come Porpora riesca a far rivivere così bene l’ambiente di un atelier di pittura, nebulizzando il tormento appassionato dei due artisti per renderlo respirabile e contemporaneamente si sposti nelle campagne francesi per raccontare l’infanzia lontana di Arsène e dell’incidente che gli cambiò per sempre la vita, resta un mistero, giusto appannaggio del mestiere di scrittore.
Fatto sta che ci riesce benissimo e la sua prosa è perfetta anche quando si mischia allo stile epistolare – il padre di Severo scrive al figlio alcune lettere che spezzano e insieme completano il ritmo narrativo.
Nudi come siamo stati è una lettura originale, forte, dal cromatismo emozionale spesso, una storia che si tocca e si respira e che come tempera entra tra le pieghe della pelle e le segue per disegnarci qualcosa di suo.

 

 

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