Genesi 3.0 – Angelo Calvisi

Asciutta, piena, infernalmente evocativa , la scrittura di Calvisi crea subito uno stile che ha, differentemente dalle solite volte, una funzione praticamente materiale all’interno del libro: quella di guidare.

Siamo in un mondo distopico, i personaggi principali sono Simon, un ragazzo che domina insetti e mosche e il Polacco, un omone fatto di violenza, bruttezza, scarti, il padre di Simon. Ovviamente non è un romanzo splatter, ma, qualche “scenaccia” di lotta, tortura o cattiveria la troviamo lo stesso, senza che sia estranea ,all’atmosfera anzi.

Il libro si divide in 4 parti:

  1. Selvatico – dove ci viene presentato Simon e il suo mondo inselvatichito-
  2. Paralitico -dove la sorte di Simon dopo la costruzione delle mura della capitale ancora non si indovina.
  3. Ospedaliero – dove fanno la loro comparsa strane suore naziste, pronte a tutto e cattive come la morte.
  4. Familiare, quando sembra che il polacco e Simon interagiscano più su di sé e sul loro passato, qualcosa tipo un’infanzia tra le bombe, un passato che riecheggia vagamente forme medioevali.

Splatter, crudezza, distopia, caos, confusione, disorientamento, follia, mancanza di empatia, di consapevolezza, violenza, cupezza eppure frasi che io infilerei in un libro di poesia:

Alla fine punta la canna verso il cielo, spruzza l’acqua che ricade a terra come una benedizione e ci si mette sotto, facendosi accarezzare dalle gocce ridendo come un satiro

E mentre leggevo il libro mi sono accorta che se non avessi avuto la guida di Calvisi , non avrei capito niente, Simon, il Polacco e tutte quelle creature un po’ strane per me appartenenti al mondo del surreale, del fantastico.

 

Bella lettura GENESI 3.0, un bel colpo di distopia ogni tanto serve! Fidatevi