la sottovita – Francesco Savio

Quando ti imbatti ne ‘La sottovoce’ breve romanzo di Savio, rimani folgorato.Zeus ha scoccato il suo fulmine e adesso le tue rotelle chiedono solo di sottovoce, vogliono solo lei.  Un libro non ha sentimenti, ma le persone che lo leggono sì, e il primissimo stato d’animo che allaccia il lettore alla pagina è uno sbalordimento abbastanza estremo, c’è una mucca che sta avendo la meglio sul protagonista.

Una mucca, che si è appena sdraiata sul nostro eroe di cui non sappiamo niente – neanche dell’eroe sappiamo niente – e non sappiamo bene come farli uscire incolumi entrambi da quel pasticcio. Ma lo sa Paolo che finisce di raccontare la storia e manda  tutti a letto. E inizia la sottovita, quella che non vediamo e quella che forse a volte nemmeno percepiamo. Incontri, casualità, memorie – soprattutto quelle – che nel nostro rispondere ci definiscono ma che non sempre udiamo.

Paolo e Maria son una normalissima coppia  di genitori non influenzabili dagli altri; se i bimbi vogliono dormire ne lettone , e sia, ed è tutta sottovita e ti capita all’improvviso di prendere una carta dal mazzo per istinto e mettetela in tasca, e tenercerla perché per te ha un significato prezioso e altre volte invece no e la  lasci scivolare via.

All’interno del romanzo ho adorato la sfilza di citazioni bibliografiche che Savio introduce nel testo e la sua ironia per spiegarle, per spiegare perché è diventato scrittore, e io lo invidio per la sua  capacità di sedurre,  di portarti con un balzo dall’altra parte, dove le mucche cadono sugli autisti e  poi…boh!